24 aprile 2009

Balotelli

A Torino, trentamila razzisti insultano in coro Mario Balotelli, giovane campione italiano di origine africana.

Il Gruppo EveryOne presenta un esposto alla Procura della Repubblica affinché gli intolleranti siano identificati e perseguiti.

Gli attivisti sollecitano le Nazioni Unite perché Balotelli sia nominato “Ambasciatore contro il razzismo”


Milano, 20 aprile 2009. Nel corso della partita di calcio Juventus-Inter, svoltasi sabato 18 aprile 2009 a Torino, presso lo Stadio Olimpico, dalle 20.30, il giovane attaccante dell'Internazionale Milano, Mario Barwuah Balotelli (nato il 12 agosto 1990), ha subito da parte del pubblico juventino cori xenofobi e insulti razzisti, fra cui, come riportato dai quotidiani, “negro di merda” e “se saltelli, muore Balotelli”. Il presidente della Juventus, Giovanni Cobolli Gigli, ha ammesso pubblicamente, attraverso dichiarazioni stampa, i fatti: “A nome della Juventus e della grandissima maggioranza dei suoi tifosi, esprimo una ferma condanna per i cori razzisti contro il giocatore dell'Inter Mario Balotelli. Non ci sono alibi o giustificazioni a simili atteggiamenti: il tifo calcistico può essere acceso, ma episodi come questi sono inaccettabili. Tutti insieme dobbiamo cercare di alimentare una cultura sportiva che metta al centro il rispetto dell'avversario e la lotta al razzismo”.

Secondo i testimoni, fra cui il Presidente dell'Internazionale Milano Massimo Moratti, i protagonisti degli atti di intolleranza sarebbero stati numerosissimi e non isolati facinorosi: «Se fossi stato lì, sarei sceso in campo, e avrei ritirato la squadra. È terribile che a fare quei cori siano stati fatti da almeno quattro quinti dello stadio». Gli stessi tifosi della Juventus confessano l'episodio in internet, dal sito www.vecchiasignora.com: “E' giusto punire chi si rende protagonista di insulti razzisti, ma permetteteci soltanto di notare in tutto questo un po' di ipocrisia. Se per 90' la madre di un giocatore qualunque viene insultata, nessuno dice niente. Poi però scattano dei cori razzisti contro Balotelli e si mobilitano tutti: ministri, Digos, Moratti che chiede la partita a tavolino, politici, giornalisti e, naturalmente, il giudice sportivo che per dare l'esempio ci andrà giù pesante”.

In un'intervista a R101, Sergio Campana, presidente dell'Associazione Italiana Calciatori, ha dichiarato che “non ci si aspettava un episodio del genere in una città civilissima come Torino. Abbiamo ricevuto molte telefonate dai giocatori, che esprimono solidarietà a Balotelli e ci invitano a prendere posizione. Ne parleremo nei prossimi giorni in occasione di una riunione dell'Associazione Calciatori. Non so ancora quali decisioni prenderà il consiglio direttivo, ma certo non lasceremo passare il fatto inosservato”.

Il Gruppo EveryOne denunciò in diverse occasioni, in particolare, sui media, l'11 febbraio 2009 (per es. http://www.repubblica.it/2009/02/sport/calcio/balotelli-razzismo/balotelli-razzismo/balotelli-razzismo.html) episodi di razzismo verificatisi nei confronti del giovane attaccante italiano di origine africana dell'Inter. Contemporaneamente, chiese alla società milanese e alla Federazione Italiana Gioco Calcio di creare un ambiente protetto intorno al ragazzo, affinché non si sentisse isolato e circondato da ostilità.

Contemporaneamente l'organizzazione internazionale per i Diritti Umani presentò alle Nazioni Unite una richiesta affinché al giovane, in virtù del coraggio e della fierezza con cui fronteggiava l'intolleranza, fosse riconosciuto il titolo onorario di “Ambasciatore contro il razzismo”, titolo già concesso a calciatori come Rio Ferdinand o Banel Nicolita. La giustizia sportiva ha condannato la Juventus a giocare una partita di campionato a porte chiuse: un'ammenda risibile, che suona come un'assoluzione. Marcello Nicchi, presidente dell'Associazione italiana arbitri, ha dichiarato che “i cori razzisti a Balotelli sono gravissimi, l'Uefa e la Fifa ci raccomandano sempre di eliminarli”.

Il Gruppo EveryOne ritiene che l'intervento della giustizia sportiva non sia sufficiente, anche perché gli attivisti italiani ricevono sempre più spesso segnalazioni di aggressioni verbali e fisiche, anche gravissime, da parte di intolleranti nei confronti di persone appartenenti ad etnie diverse da quella italiana.

I casi di Abdul Guibre detto Abba, assassinato a Milano lo scorso anno o del trentenne senegalese Samba Sow, picchiato a sangue, fino a perdere un occhio, da un razzista a Roma, lo scorso 13 aprile, sono solo la punta di un iceberg di intolleranza e violenza fuori controllo. Se gli insulti razzisti gravi e ripetuti, perpetrati a migliaia di tifosi intolleranti, non avranno come seguito un segnale forte e chiaro da parte della giustizia ordinaria, secondo le leggi vigenti, ci troveremo presto di fronte a una situazione di impunità per gli intolleranti e di conseguenza di una recrudescenza grave e furori controllo di un fenomeno odioso, che rappresenta un vera e propria piaga sociale.

Ecco perché il Gruppo EveryOne ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Torino affinché sia avviata un'inchiesta finalizzata a identificare i numerosi autori dei cori e delle intemperanze razziste,oltre che i loro istigatori, avvalendosi anche delle riprese televisive e delle videoregistrazioni attuate dai sistemi di controllo dello Stadio, per assumere i provvedimenti del caso, secondo la legge, nei confronti di tutti i razzisti identificati.

Si ricorda che gli insulti razziali e l'incitazione all'odio razziale sono puniti in Italia in base Legge Mancino (25/6/93, n. 205) e costituiscono una violazione degli articoli 2 e 3 della Costituzione italiana, nonché delle norme contro la discriminazione contenute nella Carta dei diritti fondamentali della persona dell'Unione europea.

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