Milanocitymarathon, nuovo percorso, con partenza da Rho Fiera ed arrivo in Piazza del Castello Sforzesco con un tempo di 4 ore e 38 minuti 06 secondi, con l'attenuante di averla corsa con soli due mesi di preparazione come lungo per la prossima maratona: la Colle Marathon da Barchi a Fano o la Maratona del Riso di Vercelli entrambe i primi gioni di maggio.
L'obiettivo è quello di portare a termine il circuito dei Nobili della Maratona che prevede la partecipazione a quattro maratone nel corso dell'anno corse entro il tempo limite di ogni maratona: PROVIAMOCI!!
14 aprile 2010
22 maggio 2009
Se
SE VOI FOSTE PERSONE NORMALI
Se foste un rom, quella di Salvini non vi apparirebbe come la sortita delirante di un imbecille da ridicolizzare. Se foste un musulmano, o un africano, o comunque un uomo dalla pelle scura, il pacchetto sicurezza non lo prendereste solo come l’ennesima sortita di un governo populista e conservatore, eccessiva ma tutto sommato veniale. Se foste un lavoratore che guadagna il pane per sé e per i suoi figli su un’impalcatura, l’annacquamento delle leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro non lo dimentichereste il giorno dopo per occuparvi di altro. Se foste migrante, il rinvio verso la condanna a morte, la fame o la schiavitù, non provocherebbe solo il sussulto di un’indignazione passeggera. Se foste ebreo sul serio, un politico xenofobo, razzista e malvagio fino alla ferocia non vi sembrerebbe qualcuno da lusingare solo perché si dichiara amico di Israele. Se foste un politico che ritiene il proprio impegno un servizio ai cittadini, fareste un’opposizione senza quartiere ad un governo autoritario, xenofobo, razzista, vigliacco e malvagio. Se foste un uomo di sinistra, di qualsiasi sinistra, non vi balocchereste con questioni di lana caprina o d’orgogli identitari di natura narcisistica e vi dedichereste anima e corpo a combattere le ingiustizie. Se foste veri cristiani, rifiutereste di vedere rappresentati i valori della famiglia da notori puttanieri pluridivorziati ingozzati e corrotti dalla peggior ipocrisia. Se foste italiani decenti, rifiutereste di vedere il vostro bel paese avvitarsi intorno al priapismo mentale impotente di un omino ridicolo gasato da un ego ipertrofico. Se foste padri, madri, nonne e nonni che hanno cura per la vita dei loro figli e nipoti, non vendereste il loro futuro in cambio dei trenta denari di promesse virtuali. Se foste esseri umani degni di questo nome, avreste vergogna di tutto questo schifo.
Moni Ovadia
Se foste un rom, quella di Salvini non vi apparirebbe come la sortita delirante di un imbecille da ridicolizzare. Se foste un musulmano, o un africano, o comunque un uomo dalla pelle scura, il pacchetto sicurezza non lo prendereste solo come l’ennesima sortita di un governo populista e conservatore, eccessiva ma tutto sommato veniale. Se foste un lavoratore che guadagna il pane per sé e per i suoi figli su un’impalcatura, l’annacquamento delle leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro non lo dimentichereste il giorno dopo per occuparvi di altro. Se foste migrante, il rinvio verso la condanna a morte, la fame o la schiavitù, non provocherebbe solo il sussulto di un’indignazione passeggera. Se foste ebreo sul serio, un politico xenofobo, razzista e malvagio fino alla ferocia non vi sembrerebbe qualcuno da lusingare solo perché si dichiara amico di Israele. Se foste un politico che ritiene il proprio impegno un servizio ai cittadini, fareste un’opposizione senza quartiere ad un governo autoritario, xenofobo, razzista, vigliacco e malvagio. Se foste un uomo di sinistra, di qualsiasi sinistra, non vi balocchereste con questioni di lana caprina o d’orgogli identitari di natura narcisistica e vi dedichereste anima e corpo a combattere le ingiustizie. Se foste veri cristiani, rifiutereste di vedere rappresentati i valori della famiglia da notori puttanieri pluridivorziati ingozzati e corrotti dalla peggior ipocrisia. Se foste italiani decenti, rifiutereste di vedere il vostro bel paese avvitarsi intorno al priapismo mentale impotente di un omino ridicolo gasato da un ego ipertrofico. Se foste padri, madri, nonne e nonni che hanno cura per la vita dei loro figli e nipoti, non vendereste il loro futuro in cambio dei trenta denari di promesse virtuali. Se foste esseri umani degni di questo nome, avreste vergogna di tutto questo schifo.
Moni Ovadia
14 maggio 2009
Nucleare

Tutte le criticità del nucleare - anche con tecnologia EPR di terza generazione - rimangono irrisolte: dalla gestione delle scorie alla sicurezza degli impianti, dalla limitatezza delle risorse di uranio agli altissimi costi di costruzione.
Da lungo tempo assistiamo, invece, a una campagna di disinformazione sul tema del nucleare da parte del Governo, che ha concluso un accordo con la Francia per avviare la realizzazione di quattro reattori nucleari EPR in Italia entro la fine della Legislatura.
Per la tecnologia francese EPR esistono solo due cantieri: uno in Finlandia e uno in Francia, ma nessun impianto è ancora in funzione. In Finlandia, in particolare, i costi effettivi a metà della costruzione hanno già superato del 50 per cento il budget iniziale a causa dei ritardi dovuti a oltre 2100 non conformità riscontrate dall'autorità di sicurezza nucleare finlandese STUK.
Con il Ddl 1195, in discussione al Senato, il governo prepara una soluzione "sovietica" per riportare il nucleare in Italia, militarizzando la gestione delle scorie e il processo decisionale per l’apertura di nuovi impianti nucleari. Une tendenza pericolosa in netto contrasto con le prassi democratiche adottate da altri Paesi con maggiore esperienza in questo campo e contro le convenzioni internazionali vigenti.
Eppure la maggioranza degli italiani e molti enti locali sono contrari al ritorno del nucleare. Dobbiamo far sentire la nostra voce! Questo sondaggio tra i candidati alle Europee nasce con l'obiettivo di superare i silenzi strategici di chi finora ha evitato di parlare, temendo di perdere popolarità.
27 aprile 2009
Scorie nucleari
Il problema dello stoccaggio e della messa in sicurezza delle scorie nucleari appare tanto insormontabile quanto lontano da una possibile soluzione anche in virtù del fatto che in tutto il mondo i rifiuti radioattivi continuano ad accumularsi in maniera sempre più cospicua anno dopo anno. Basti pensare che gli Stati Uniti producono annualmente 2300 tonnellate di rifiuti radioattivi e nella sola Francia si produce una quantità annua di nuove scorie pari a tutte quelle presenti in Italia.
Il solo smantellamento di una centrale nucleare alla fine della sua vita operativa produce una quantità di scorie di quasi tre volte superiore a quella prodotta durante i 40 anni della sua attività.
Attualmente si è tentato di “neutralizzare” solamente le scorie meno pericolose, la cui radioattività rimane tale per periodi relativamente brevi nell’ordine dei 300 anni.
Nella maggior parte dei casi le scorie sono state stoccate all’intermo di depositi di superficie, costituiti da trincee, tumuli, silos e sarcofaghi di calcestruzzo, …
… più raramente si sono utilizzate alla bisogna cavità sotterranee e depositi geologici profondi.
Per mettere in sicurezza le scorie nucleari ad alta radioattività, minori quantitativamente ma enormemente più pericolose, in quanto fonti di radiazioni per periodi lunghissimi di tempo che arrivano ai 250.000 anni, fino ad oggi non è stato fatto assolutamente nulla, in quanto tutto il gotha della tecnologia mondiale ha dimostrato di non avere assolutamente né i mezzi né tanto meno le conoscenze tecnico/scientifiche per affrontare un problema che travalica di gran lunga le capacità operative degli esseri umani.
Solamente gli Stati Uniti, dove la situazione legata ai rifiuti radioattivi è particolarmente grave in virtù delle oltre 100 centrali nucleari e del pesante contributo dato a questo tipo d’inquinamento dall’industria degli armamenti, hanno deciso di procedere alla costruzione di un sito di stoccaggio definitivo per le scorie nucleari ad alta radioattività, ma tale scelta si sta rivelando estremamente complessa e scarsamente risolutiva.
Il Dipartimento dell’energia statunitense, per tentare di risolvere il problema delle scorie nucleari, consistente in circa 37 milioni di metri cubi di materiali radioattivi che giacciono stipati in depositi di fortuna sparsi nel paese, impiegherà dai 70 ai 100 anni, spendendo dai 200 ai 1000 miliardi di dollari. Il suo programma prevede di decontaminare le 10 principali aree inquinate del paese e di raccogliere il materiale radioattivo più pericoloso, disperso in svariati siti, per poi trasportarlo in un grande deposito sotterraneo adatto ad una sistemazione definitiva.
Il progetto dovrà superare difficoltà quanto mai ostiche, quali la decontaminazione di aree vastissime (grandi quasi quanto la Valle D’Aosta) trovare un sistema di trasporto sicuro che consenta di trasferire per migliaia di chilometri le scorie più pericolose e individuare una sistemazione che possa restare sicura per molte decine di migliaia di anni.
Il monte Yucca che sorge nel Nevada meridionale circa 160 km. a nord ovest di Las Vegas, in una zona collocata all’interno della famigerata Area 51, notoriamente sede di test nucleari superficiali e sotterranei, nonché oggetto di voci concernenti un’ipotetica presenza extraterrestre, è stato scelto come sito di quella che può essere definita senza tema di smentita come la “grande opera” più costosa e complessa che mai sia stata progettata.
Solo per gli studi preliminari del terreno e il progetto sono stati spesi circa 8 miliardi di dollari e per la costruzione del deposito è previsto un esborso che supererà i 60 miliardi di dollari.
Il progetto colossale prevede lo scavo di una rete di tunnel sotterranei a spina di pesce della lunghezza di 80 km che correranno sotto la montagna alla profondità di 300 metri.
L’interno dei tunnel sarà composto da un materiale di acciaio inossidabile denominato “lega 22” protetto da un ombrello di titanio volto a costituire uno scudo antisgocciolamento che impedisca all’acqua d’infiltrarsi attraverso la volta delle gallerie. Dentro la montagna dovranno essere stivate 77.000 tonnellate di scorie radioattive che sono attualmente dislocate in 131 depositi distribuiti all’interno di ben 39 stati.
Per effettuare il trasporto saranno utilizzati 4600 fra treni ed autocarri che dovranno coprire centinaia di migliaia di chilometri attraversando 44 stati con a bordo materiale pericolosissimo. Le scorie nucleari verranno poi immagazzinate all’interno di 12.000 sfere container simili ai cassoni serbatoio dei camion cisterna. I container saranno a questo punto sigillati singolarmente ed allineati nelle viscere della montagna all’interno dei tunnel come fossero le perle di una collana.
Nelle intenzioni dei progettisti, dopo la conclusione dei lavori di scavo e preparazione del sito, prevista inizialmente per il 2010 ma già slittata al 2017, il deposito dovrebbe rimanere in attività per qualche decina di anni per poi essere chiuso permanentemente una volta completato il suo riempimento. Dopo la chiusura il deposito di Yucca Mountain dovrebbe impedire la migrazione delle scorie nell’ambiente in quantità significativa per un periodo di 10.000 anni.
Il progetto Yucca Mountain oltre ad essere stato avversato fin dall’inizio dalla popolazione del Nevada, il 70% della quale è contraria all’opera, e dalle autorità locali, ha destato grandi critiche e perplessità anche all’interno della comunità scientifica.
Da parte di molti esperti è stata messa fortemente in dubbio l’opportunità di seppellire le scorie nucleari in maniera definitiva ed irreversibile con l’ausilio di una tecnologia come quella odierna scarsamente evoluta in materia e pertanto largamente soggetta ad errori di valutazione e di scelta, tanto dei materiali da impiegare quanto dei processi tecnologici da mettere in atto.
Altrettante perplessità riguardano il lasso temporale di 10.000 anni durante il quale le scorie nucleari dovrebbero rimanere in condizione di sicurezza nelle viscere del monte Yucca. La National Academy of Sciences e il National Research Council ritengono questa grandezza temporale del tutto insufficiente perché si possa parlare di “messa in sicurezza” di materiale radioattivo che rimarrà tale per centinaia di migliaia di anni. Proprio in virtù di queste osservazioni, la Corte d’Appello Federale ha recentemente stabilito che un sito destinato al seppellimento delle scorie nucleari deve dimostrare di potere accogliere in sicurezza le stesse per almeno 300.000 anni, fino al decadimento della loro radioattività.
Il deposito di Yucca Mountain oltre a non essere in grado di rispondere a questa necessità, pone anche una serie d’interrogativi correlati alla sua reale capacità di preservare il materiale radioattivo in sicurezza per 10.000 anni come previsto nel progetto. Recenti studi hanno infatti dimostrato come anche il modesto grado di umidità della zona (19 cm annui di pioggia) sia in grado di corrodere i contenitori delle scorie nel corso di un periodo temporalmente così significativo, con il risultato di trasportare la radioattività attraverso i sistemi irrigui ed i pozzi di acqua potabile della regione, bombardando in questa maniera ignare generazioni d’individui con rilevanti dosi di radioattività.
Un altro problema è determinato dal calore connaturato nei rifiuti nucleari stipati all’interno di una montagna in mancanza di sistemi di raffreddamento. Tale calore determinerà la formazione di vapore acqueo in grado di corrodere i contenitori o frantumare la roccia circostante, con gravi conseguenze per la sicurezza.
Nel corso del decadimento radioattivo le particelle altamente energetiche potrebbero inoltre interagire con i materiali circostanti, frantumandoli o provocando l’emissione d’idrogeno, innescando in questo modo la possibilità di esplosioni ed incendi.
Altri studi mettono seriamente in dubbio i dati che sanciscono la scarsa sismicità della zona in cui sorge il monte Yucca ed identificano in 1.400.000 le persone che vivendo in prossimità dell’area interessata dal progetto, risulterebbero nel corso del tempo a rischio di contaminazione. Il fatto che la stessa città di Las Vegas si trovi all’interno di un raggio di circa 150 km. dal futuro deposito, crea fondati motivi di allarme nel caso di eventuali fuoriuscite radioattive.
Il trasporto al deposito di Yucca Mountain delle scorie sparse in ogni angolo del paese rappresenta inoltre uno degli aspetti più complessi dell’intero progetto. Non esistono al momento stime attendibili concernenti gli enormi costi di una simile operazione, così come non è ancora stato determinato il reale grado di rischio che la movimentazione comporterà per le popolazioni residenti nei territori attraversati dal trasporto. Si tratterà in ogni caso della più grande operazione logistica mai sperimentata prima dall’uomo, avente come oggetto materiale altamente pericoloso. Qualunque situazione di pericolo connessa ad eventuali incidenti, attentati terroristici, guasti dei mezzi preposti ad effettuare il trasporto, rischierebbe di creare una tragedia senza paragoni.
Come corollario a tutta questa lunga sequela di dubbi e problematiche che sta dividendo il mondo scientifico e politico americano, nella primavera del 2005 il Dipartimento dell’Energia statunitense ha denunciato forti sospetti concernenti una serie di gravi omissioni ed irregolarità compiute dai tecnici del servizio geologico, al fine di costruire in maniera fraudolenta elementi che confermassero la sicurezza del sito di Yucca Mountain.
Tali sospetti ingenerati dal contenuto di alcune mail intercettate, hanno contribuito a creare nuove perplessità sulla reale affidabilità di un progetto che è già costato circa 8 miliardi di dollari, senza riuscire a proporsi con una qualche credibilità come risolutivo di un problema come quello delle scorie nucleari che ogni giorno che passa appare sempre più un rebus senza soluzione.
Il solo smantellamento di una centrale nucleare alla fine della sua vita operativa produce una quantità di scorie di quasi tre volte superiore a quella prodotta durante i 40 anni della sua attività.
Attualmente si è tentato di “neutralizzare” solamente le scorie meno pericolose, la cui radioattività rimane tale per periodi relativamente brevi nell’ordine dei 300 anni.
Nella maggior parte dei casi le scorie sono state stoccate all’intermo di depositi di superficie, costituiti da trincee, tumuli, silos e sarcofaghi di calcestruzzo, …
… più raramente si sono utilizzate alla bisogna cavità sotterranee e depositi geologici profondi.
Per mettere in sicurezza le scorie nucleari ad alta radioattività, minori quantitativamente ma enormemente più pericolose, in quanto fonti di radiazioni per periodi lunghissimi di tempo che arrivano ai 250.000 anni, fino ad oggi non è stato fatto assolutamente nulla, in quanto tutto il gotha della tecnologia mondiale ha dimostrato di non avere assolutamente né i mezzi né tanto meno le conoscenze tecnico/scientifiche per affrontare un problema che travalica di gran lunga le capacità operative degli esseri umani.
Solamente gli Stati Uniti, dove la situazione legata ai rifiuti radioattivi è particolarmente grave in virtù delle oltre 100 centrali nucleari e del pesante contributo dato a questo tipo d’inquinamento dall’industria degli armamenti, hanno deciso di procedere alla costruzione di un sito di stoccaggio definitivo per le scorie nucleari ad alta radioattività, ma tale scelta si sta rivelando estremamente complessa e scarsamente risolutiva.
Il Dipartimento dell’energia statunitense, per tentare di risolvere il problema delle scorie nucleari, consistente in circa 37 milioni di metri cubi di materiali radioattivi che giacciono stipati in depositi di fortuna sparsi nel paese, impiegherà dai 70 ai 100 anni, spendendo dai 200 ai 1000 miliardi di dollari. Il suo programma prevede di decontaminare le 10 principali aree inquinate del paese e di raccogliere il materiale radioattivo più pericoloso, disperso in svariati siti, per poi trasportarlo in un grande deposito sotterraneo adatto ad una sistemazione definitiva.
Il progetto dovrà superare difficoltà quanto mai ostiche, quali la decontaminazione di aree vastissime (grandi quasi quanto la Valle D’Aosta) trovare un sistema di trasporto sicuro che consenta di trasferire per migliaia di chilometri le scorie più pericolose e individuare una sistemazione che possa restare sicura per molte decine di migliaia di anni.
Il monte Yucca che sorge nel Nevada meridionale circa 160 km. a nord ovest di Las Vegas, in una zona collocata all’interno della famigerata Area 51, notoriamente sede di test nucleari superficiali e sotterranei, nonché oggetto di voci concernenti un’ipotetica presenza extraterrestre, è stato scelto come sito di quella che può essere definita senza tema di smentita come la “grande opera” più costosa e complessa che mai sia stata progettata.
Solo per gli studi preliminari del terreno e il progetto sono stati spesi circa 8 miliardi di dollari e per la costruzione del deposito è previsto un esborso che supererà i 60 miliardi di dollari.
Il progetto colossale prevede lo scavo di una rete di tunnel sotterranei a spina di pesce della lunghezza di 80 km che correranno sotto la montagna alla profondità di 300 metri.
L’interno dei tunnel sarà composto da un materiale di acciaio inossidabile denominato “lega 22” protetto da un ombrello di titanio volto a costituire uno scudo antisgocciolamento che impedisca all’acqua d’infiltrarsi attraverso la volta delle gallerie. Dentro la montagna dovranno essere stivate 77.000 tonnellate di scorie radioattive che sono attualmente dislocate in 131 depositi distribuiti all’interno di ben 39 stati.
Per effettuare il trasporto saranno utilizzati 4600 fra treni ed autocarri che dovranno coprire centinaia di migliaia di chilometri attraversando 44 stati con a bordo materiale pericolosissimo. Le scorie nucleari verranno poi immagazzinate all’interno di 12.000 sfere container simili ai cassoni serbatoio dei camion cisterna. I container saranno a questo punto sigillati singolarmente ed allineati nelle viscere della montagna all’interno dei tunnel come fossero le perle di una collana.
Nelle intenzioni dei progettisti, dopo la conclusione dei lavori di scavo e preparazione del sito, prevista inizialmente per il 2010 ma già slittata al 2017, il deposito dovrebbe rimanere in attività per qualche decina di anni per poi essere chiuso permanentemente una volta completato il suo riempimento. Dopo la chiusura il deposito di Yucca Mountain dovrebbe impedire la migrazione delle scorie nell’ambiente in quantità significativa per un periodo di 10.000 anni.
Il progetto Yucca Mountain oltre ad essere stato avversato fin dall’inizio dalla popolazione del Nevada, il 70% della quale è contraria all’opera, e dalle autorità locali, ha destato grandi critiche e perplessità anche all’interno della comunità scientifica.
Da parte di molti esperti è stata messa fortemente in dubbio l’opportunità di seppellire le scorie nucleari in maniera definitiva ed irreversibile con l’ausilio di una tecnologia come quella odierna scarsamente evoluta in materia e pertanto largamente soggetta ad errori di valutazione e di scelta, tanto dei materiali da impiegare quanto dei processi tecnologici da mettere in atto.
Altrettante perplessità riguardano il lasso temporale di 10.000 anni durante il quale le scorie nucleari dovrebbero rimanere in condizione di sicurezza nelle viscere del monte Yucca. La National Academy of Sciences e il National Research Council ritengono questa grandezza temporale del tutto insufficiente perché si possa parlare di “messa in sicurezza” di materiale radioattivo che rimarrà tale per centinaia di migliaia di anni. Proprio in virtù di queste osservazioni, la Corte d’Appello Federale ha recentemente stabilito che un sito destinato al seppellimento delle scorie nucleari deve dimostrare di potere accogliere in sicurezza le stesse per almeno 300.000 anni, fino al decadimento della loro radioattività.
Il deposito di Yucca Mountain oltre a non essere in grado di rispondere a questa necessità, pone anche una serie d’interrogativi correlati alla sua reale capacità di preservare il materiale radioattivo in sicurezza per 10.000 anni come previsto nel progetto. Recenti studi hanno infatti dimostrato come anche il modesto grado di umidità della zona (19 cm annui di pioggia) sia in grado di corrodere i contenitori delle scorie nel corso di un periodo temporalmente così significativo, con il risultato di trasportare la radioattività attraverso i sistemi irrigui ed i pozzi di acqua potabile della regione, bombardando in questa maniera ignare generazioni d’individui con rilevanti dosi di radioattività.
Un altro problema è determinato dal calore connaturato nei rifiuti nucleari stipati all’interno di una montagna in mancanza di sistemi di raffreddamento. Tale calore determinerà la formazione di vapore acqueo in grado di corrodere i contenitori o frantumare la roccia circostante, con gravi conseguenze per la sicurezza.
Nel corso del decadimento radioattivo le particelle altamente energetiche potrebbero inoltre interagire con i materiali circostanti, frantumandoli o provocando l’emissione d’idrogeno, innescando in questo modo la possibilità di esplosioni ed incendi.
Altri studi mettono seriamente in dubbio i dati che sanciscono la scarsa sismicità della zona in cui sorge il monte Yucca ed identificano in 1.400.000 le persone che vivendo in prossimità dell’area interessata dal progetto, risulterebbero nel corso del tempo a rischio di contaminazione. Il fatto che la stessa città di Las Vegas si trovi all’interno di un raggio di circa 150 km. dal futuro deposito, crea fondati motivi di allarme nel caso di eventuali fuoriuscite radioattive.
Il trasporto al deposito di Yucca Mountain delle scorie sparse in ogni angolo del paese rappresenta inoltre uno degli aspetti più complessi dell’intero progetto. Non esistono al momento stime attendibili concernenti gli enormi costi di una simile operazione, così come non è ancora stato determinato il reale grado di rischio che la movimentazione comporterà per le popolazioni residenti nei territori attraversati dal trasporto. Si tratterà in ogni caso della più grande operazione logistica mai sperimentata prima dall’uomo, avente come oggetto materiale altamente pericoloso. Qualunque situazione di pericolo connessa ad eventuali incidenti, attentati terroristici, guasti dei mezzi preposti ad effettuare il trasporto, rischierebbe di creare una tragedia senza paragoni.
Come corollario a tutta questa lunga sequela di dubbi e problematiche che sta dividendo il mondo scientifico e politico americano, nella primavera del 2005 il Dipartimento dell’Energia statunitense ha denunciato forti sospetti concernenti una serie di gravi omissioni ed irregolarità compiute dai tecnici del servizio geologico, al fine di costruire in maniera fraudolenta elementi che confermassero la sicurezza del sito di Yucca Mountain.
Tali sospetti ingenerati dal contenuto di alcune mail intercettate, hanno contribuito a creare nuove perplessità sulla reale affidabilità di un progetto che è già costato circa 8 miliardi di dollari, senza riuscire a proporsi con una qualche credibilità come risolutivo di un problema come quello delle scorie nucleari che ogni giorno che passa appare sempre più un rebus senza soluzione.
24 aprile 2009
Balotelli
A Torino, trentamila razzisti insultano in coro Mario Balotelli, giovane campione italiano di origine africana.
Il Gruppo EveryOne presenta un esposto alla Procura della Repubblica affinché gli intolleranti siano identificati e perseguiti.
Gli attivisti sollecitano le Nazioni Unite perché Balotelli sia nominato “Ambasciatore contro il razzismo”
Milano, 20 aprile 2009. Nel corso della partita di calcio Juventus-Inter, svoltasi sabato 18 aprile 2009 a Torino, presso lo Stadio Olimpico, dalle 20.30, il giovane attaccante dell'Internazionale Milano, Mario Barwuah Balotelli (nato il 12 agosto 1990), ha subito da parte del pubblico juventino cori xenofobi e insulti razzisti, fra cui, come riportato dai quotidiani, “negro di merda” e “se saltelli, muore Balotelli”. Il presidente della Juventus, Giovanni Cobolli Gigli, ha ammesso pubblicamente, attraverso dichiarazioni stampa, i fatti: “A nome della Juventus e della grandissima maggioranza dei suoi tifosi, esprimo una ferma condanna per i cori razzisti contro il giocatore dell'Inter Mario Balotelli. Non ci sono alibi o giustificazioni a simili atteggiamenti: il tifo calcistico può essere acceso, ma episodi come questi sono inaccettabili. Tutti insieme dobbiamo cercare di alimentare una cultura sportiva che metta al centro il rispetto dell'avversario e la lotta al razzismo”.
Secondo i testimoni, fra cui il Presidente dell'Internazionale Milano Massimo Moratti, i protagonisti degli atti di intolleranza sarebbero stati numerosissimi e non isolati facinorosi: «Se fossi stato lì, sarei sceso in campo, e avrei ritirato la squadra. È terribile che a fare quei cori siano stati fatti da almeno quattro quinti dello stadio». Gli stessi tifosi della Juventus confessano l'episodio in internet, dal sito www.vecchiasignora.com: “E' giusto punire chi si rende protagonista di insulti razzisti, ma permetteteci soltanto di notare in tutto questo un po' di ipocrisia. Se per 90' la madre di un giocatore qualunque viene insultata, nessuno dice niente. Poi però scattano dei cori razzisti contro Balotelli e si mobilitano tutti: ministri, Digos, Moratti che chiede la partita a tavolino, politici, giornalisti e, naturalmente, il giudice sportivo che per dare l'esempio ci andrà giù pesante”.
In un'intervista a R101, Sergio Campana, presidente dell'Associazione Italiana Calciatori, ha dichiarato che “non ci si aspettava un episodio del genere in una città civilissima come Torino. Abbiamo ricevuto molte telefonate dai giocatori, che esprimono solidarietà a Balotelli e ci invitano a prendere posizione. Ne parleremo nei prossimi giorni in occasione di una riunione dell'Associazione Calciatori. Non so ancora quali decisioni prenderà il consiglio direttivo, ma certo non lasceremo passare il fatto inosservato”.
Il Gruppo EveryOne denunciò in diverse occasioni, in particolare, sui media, l'11 febbraio 2009 (per es. http://www.repubblica.it/2009/02/sport/calcio/balotelli-razzismo/balotelli-razzismo/balotelli-razzismo.html) episodi di razzismo verificatisi nei confronti del giovane attaccante italiano di origine africana dell'Inter. Contemporaneamente, chiese alla società milanese e alla Federazione Italiana Gioco Calcio di creare un ambiente protetto intorno al ragazzo, affinché non si sentisse isolato e circondato da ostilità.
Contemporaneamente l'organizzazione internazionale per i Diritti Umani presentò alle Nazioni Unite una richiesta affinché al giovane, in virtù del coraggio e della fierezza con cui fronteggiava l'intolleranza, fosse riconosciuto il titolo onorario di “Ambasciatore contro il razzismo”, titolo già concesso a calciatori come Rio Ferdinand o Banel Nicolita. La giustizia sportiva ha condannato la Juventus a giocare una partita di campionato a porte chiuse: un'ammenda risibile, che suona come un'assoluzione. Marcello Nicchi, presidente dell'Associazione italiana arbitri, ha dichiarato che “i cori razzisti a Balotelli sono gravissimi, l'Uefa e la Fifa ci raccomandano sempre di eliminarli”.
Il Gruppo EveryOne ritiene che l'intervento della giustizia sportiva non sia sufficiente, anche perché gli attivisti italiani ricevono sempre più spesso segnalazioni di aggressioni verbali e fisiche, anche gravissime, da parte di intolleranti nei confronti di persone appartenenti ad etnie diverse da quella italiana.
I casi di Abdul Guibre detto Abba, assassinato a Milano lo scorso anno o del trentenne senegalese Samba Sow, picchiato a sangue, fino a perdere un occhio, da un razzista a Roma, lo scorso 13 aprile, sono solo la punta di un iceberg di intolleranza e violenza fuori controllo. Se gli insulti razzisti gravi e ripetuti, perpetrati a migliaia di tifosi intolleranti, non avranno come seguito un segnale forte e chiaro da parte della giustizia ordinaria, secondo le leggi vigenti, ci troveremo presto di fronte a una situazione di impunità per gli intolleranti e di conseguenza di una recrudescenza grave e furori controllo di un fenomeno odioso, che rappresenta un vera e propria piaga sociale.
Ecco perché il Gruppo EveryOne ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Torino affinché sia avviata un'inchiesta finalizzata a identificare i numerosi autori dei cori e delle intemperanze razziste,oltre che i loro istigatori, avvalendosi anche delle riprese televisive e delle videoregistrazioni attuate dai sistemi di controllo dello Stadio, per assumere i provvedimenti del caso, secondo la legge, nei confronti di tutti i razzisti identificati.
Si ricorda che gli insulti razziali e l'incitazione all'odio razziale sono puniti in Italia in base Legge Mancino (25/6/93, n. 205) e costituiscono una violazione degli articoli 2 e 3 della Costituzione italiana, nonché delle norme contro la discriminazione contenute nella Carta dei diritti fondamentali della persona dell'Unione europea.
Il Gruppo EveryOne presenta un esposto alla Procura della Repubblica affinché gli intolleranti siano identificati e perseguiti.
Gli attivisti sollecitano le Nazioni Unite perché Balotelli sia nominato “Ambasciatore contro il razzismo”
Milano, 20 aprile 2009. Nel corso della partita di calcio Juventus-Inter, svoltasi sabato 18 aprile 2009 a Torino, presso lo Stadio Olimpico, dalle 20.30, il giovane attaccante dell'Internazionale Milano, Mario Barwuah Balotelli (nato il 12 agosto 1990), ha subito da parte del pubblico juventino cori xenofobi e insulti razzisti, fra cui, come riportato dai quotidiani, “negro di merda” e “se saltelli, muore Balotelli”. Il presidente della Juventus, Giovanni Cobolli Gigli, ha ammesso pubblicamente, attraverso dichiarazioni stampa, i fatti: “A nome della Juventus e della grandissima maggioranza dei suoi tifosi, esprimo una ferma condanna per i cori razzisti contro il giocatore dell'Inter Mario Balotelli. Non ci sono alibi o giustificazioni a simili atteggiamenti: il tifo calcistico può essere acceso, ma episodi come questi sono inaccettabili. Tutti insieme dobbiamo cercare di alimentare una cultura sportiva che metta al centro il rispetto dell'avversario e la lotta al razzismo”.
Secondo i testimoni, fra cui il Presidente dell'Internazionale Milano Massimo Moratti, i protagonisti degli atti di intolleranza sarebbero stati numerosissimi e non isolati facinorosi: «Se fossi stato lì, sarei sceso in campo, e avrei ritirato la squadra. È terribile che a fare quei cori siano stati fatti da almeno quattro quinti dello stadio». Gli stessi tifosi della Juventus confessano l'episodio in internet, dal sito www.vecchiasignora.com: “E' giusto punire chi si rende protagonista di insulti razzisti, ma permetteteci soltanto di notare in tutto questo un po' di ipocrisia. Se per 90' la madre di un giocatore qualunque viene insultata, nessuno dice niente. Poi però scattano dei cori razzisti contro Balotelli e si mobilitano tutti: ministri, Digos, Moratti che chiede la partita a tavolino, politici, giornalisti e, naturalmente, il giudice sportivo che per dare l'esempio ci andrà giù pesante”.
In un'intervista a R101, Sergio Campana, presidente dell'Associazione Italiana Calciatori, ha dichiarato che “non ci si aspettava un episodio del genere in una città civilissima come Torino. Abbiamo ricevuto molte telefonate dai giocatori, che esprimono solidarietà a Balotelli e ci invitano a prendere posizione. Ne parleremo nei prossimi giorni in occasione di una riunione dell'Associazione Calciatori. Non so ancora quali decisioni prenderà il consiglio direttivo, ma certo non lasceremo passare il fatto inosservato”.
Il Gruppo EveryOne denunciò in diverse occasioni, in particolare, sui media, l'11 febbraio 2009 (per es. http://www.repubblica.it/2009/02/sport/calcio/balotelli-razzismo/balotelli-razzismo/balotelli-razzismo.html) episodi di razzismo verificatisi nei confronti del giovane attaccante italiano di origine africana dell'Inter. Contemporaneamente, chiese alla società milanese e alla Federazione Italiana Gioco Calcio di creare un ambiente protetto intorno al ragazzo, affinché non si sentisse isolato e circondato da ostilità.
Contemporaneamente l'organizzazione internazionale per i Diritti Umani presentò alle Nazioni Unite una richiesta affinché al giovane, in virtù del coraggio e della fierezza con cui fronteggiava l'intolleranza, fosse riconosciuto il titolo onorario di “Ambasciatore contro il razzismo”, titolo già concesso a calciatori come Rio Ferdinand o Banel Nicolita. La giustizia sportiva ha condannato la Juventus a giocare una partita di campionato a porte chiuse: un'ammenda risibile, che suona come un'assoluzione. Marcello Nicchi, presidente dell'Associazione italiana arbitri, ha dichiarato che “i cori razzisti a Balotelli sono gravissimi, l'Uefa e la Fifa ci raccomandano sempre di eliminarli”.
Il Gruppo EveryOne ritiene che l'intervento della giustizia sportiva non sia sufficiente, anche perché gli attivisti italiani ricevono sempre più spesso segnalazioni di aggressioni verbali e fisiche, anche gravissime, da parte di intolleranti nei confronti di persone appartenenti ad etnie diverse da quella italiana.
I casi di Abdul Guibre detto Abba, assassinato a Milano lo scorso anno o del trentenne senegalese Samba Sow, picchiato a sangue, fino a perdere un occhio, da un razzista a Roma, lo scorso 13 aprile, sono solo la punta di un iceberg di intolleranza e violenza fuori controllo. Se gli insulti razzisti gravi e ripetuti, perpetrati a migliaia di tifosi intolleranti, non avranno come seguito un segnale forte e chiaro da parte della giustizia ordinaria, secondo le leggi vigenti, ci troveremo presto di fronte a una situazione di impunità per gli intolleranti e di conseguenza di una recrudescenza grave e furori controllo di un fenomeno odioso, che rappresenta un vera e propria piaga sociale.
Ecco perché il Gruppo EveryOne ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Torino affinché sia avviata un'inchiesta finalizzata a identificare i numerosi autori dei cori e delle intemperanze razziste,oltre che i loro istigatori, avvalendosi anche delle riprese televisive e delle videoregistrazioni attuate dai sistemi di controllo dello Stadio, per assumere i provvedimenti del caso, secondo la legge, nei confronti di tutti i razzisti identificati.
Si ricorda che gli insulti razziali e l'incitazione all'odio razziale sono puniti in Italia in base Legge Mancino (25/6/93, n. 205) e costituiscono una violazione degli articoli 2 e 3 della Costituzione italiana, nonché delle norme contro la discriminazione contenute nella Carta dei diritti fondamentali della persona dell'Unione europea.
23 aprile 2009
Legge antikebab
Le vere vittime della legge anti-kebab, sono le gelaterie e la pizzerie al trancio. Paradossalmente, i kebab non saranno granché danneggiati. A Varese, ad esempio, nessuno ha panchine o gazebo esterni (da oggi vietati). Al massimo, viene colpito il cartellone davanti alla porta. Avete presente? Quello con il panino farcito, o quello con il cuoco e i suoi baffoni.
I promotori della legge regionale Carlo Saffioti (Pdl) e Daniele Belotti (Lega) hanno chiarito che: non è vietato mangiare il kebab fuori dal “kababbaro”. E' invece vietato mangiare il kebab su una panchina o un tavolino installati il "kebabbaro" medesimo.
Alla base ci sarebbero motivi di igiene e sicurezza, ma la vera "ratio" delle legge è un giro di vite per le attività classificate come artigianali ma che fanno concorrenza ai bar. E' per questo, ad esempio, che la chiusura è stata anticipata alla una di notte.
Le nuove regole creano anche curiosi effetti collaterali. Prendiamo un esempio: Varese, gelateria “La dolce Argentina” di via Crispi. Ogni estate, è un assalto, fino a tarda sera, di ragazzi e famiglie. Gli adolescenti si siedono, di solito, sulle transenne di ferro del comune e, a loro, sarà consentito continuare a farlo. Se invece si siederanno sulle panchine bianche vicine al cestino a forma di cono gelato – dove le mamme puliscono il faccino ai bambini – scatterà la multa al commerciante, da 150 a 1000 euro, (per ragioni di igiene e sicurezza). Attenzione, sono vietate anche le posate, dunque potrebbe costituire aggravante mangiare il gelato con un cucchiaino su una panchina di plastica. Chi ci perde? A conti fatti, non certo i ragazzini della "Dolce Argentina" che preferiscono di solito le transenne di ferro, bensì gli anziani e le mamme che hanno bisogno delle panchine. Ecco, per questi ultimi, è finita la bella vita.
E’ evidente che la legge stia creando un vasto movimento di pensiero, ecco un blog che ironizza, mentre alcuni consiglieri regionali e comunali di Milano sono impegnati dalle 12 e 30 kebabbata disobbediente davanti all’Eurodoner Kebab di via Corsieri a Milano, Pippo Civati, l’organizzatore dice: “E’ una legge molto stupida e sbagliata, partita con l’intento di colpire i kebab, ma ha finito per fare altro, siamo per la liberalizzazione dell’estate, ovviamente senza disturbare i vicini”. Tutta l’Italia parla della legge lombarda.
I promotori della legge regionale Carlo Saffioti (Pdl) e Daniele Belotti (Lega) hanno chiarito che: non è vietato mangiare il kebab fuori dal “kababbaro”. E' invece vietato mangiare il kebab su una panchina o un tavolino installati il "kebabbaro" medesimo.
Alla base ci sarebbero motivi di igiene e sicurezza, ma la vera "ratio" delle legge è un giro di vite per le attività classificate come artigianali ma che fanno concorrenza ai bar. E' per questo, ad esempio, che la chiusura è stata anticipata alla una di notte.
Le nuove regole creano anche curiosi effetti collaterali. Prendiamo un esempio: Varese, gelateria “La dolce Argentina” di via Crispi. Ogni estate, è un assalto, fino a tarda sera, di ragazzi e famiglie. Gli adolescenti si siedono, di solito, sulle transenne di ferro del comune e, a loro, sarà consentito continuare a farlo. Se invece si siederanno sulle panchine bianche vicine al cestino a forma di cono gelato – dove le mamme puliscono il faccino ai bambini – scatterà la multa al commerciante, da 150 a 1000 euro, (per ragioni di igiene e sicurezza). Attenzione, sono vietate anche le posate, dunque potrebbe costituire aggravante mangiare il gelato con un cucchiaino su una panchina di plastica. Chi ci perde? A conti fatti, non certo i ragazzini della "Dolce Argentina" che preferiscono di solito le transenne di ferro, bensì gli anziani e le mamme che hanno bisogno delle panchine. Ecco, per questi ultimi, è finita la bella vita.
E’ evidente che la legge stia creando un vasto movimento di pensiero, ecco un blog che ironizza, mentre alcuni consiglieri regionali e comunali di Milano sono impegnati dalle 12 e 30 kebabbata disobbediente davanti all’Eurodoner Kebab di via Corsieri a Milano, Pippo Civati, l’organizzatore dice: “E’ una legge molto stupida e sbagliata, partita con l’intento di colpire i kebab, ma ha finito per fare altro, siamo per la liberalizzazione dell’estate, ovviamente senza disturbare i vicini”. Tutta l’Italia parla della legge lombarda.
18 aprile 2009
Accorpamenti elettorali
Vorrei fare una esternazione personale sulla questione del mancato accorpamento del referendum.
Come mai la Lega ha imposto a Berlusconi di non accettarlo?
Forse perchè teme che la sopressione di alcune norme della legge elettorale avvicinerebbe il nostro quadro politico a un sistema bipartitico dove la lega stessa verrebbe azzerata?
E per ottenerre ciò non si esita a far gravare sulle spalle degli Italiani l'ennesimo fardello di una spesa facilmente evitabile?
Certo che non ci fanno una bella figura.
Roma ladrona la Lega non perdona.
Ma quando si tratta di oppoprtunismo politico la lezione l' hanno imparata molto bene.
Popolo, popolo,popolo.... ma quando si tratta di sentirlo il popolo , le certezze vacillano e diventano preferibili le soluzioni di politica "politicante".
Come mai la Lega ha imposto a Berlusconi di non accettarlo?
Forse perchè teme che la sopressione di alcune norme della legge elettorale avvicinerebbe il nostro quadro politico a un sistema bipartitico dove la lega stessa verrebbe azzerata?
E per ottenerre ciò non si esita a far gravare sulle spalle degli Italiani l'ennesimo fardello di una spesa facilmente evitabile?
Certo che non ci fanno una bella figura.
Roma ladrona la Lega non perdona.
Ma quando si tratta di oppoprtunismo politico la lezione l' hanno imparata molto bene.
Popolo, popolo,popolo.... ma quando si tratta di sentirlo il popolo , le certezze vacillano e diventano preferibili le soluzioni di politica "politicante".
7 marzo 2009
La mia undicesima maratona
Barcelona
Ho corso la maratona di Barcellona il giorno 1 marzo 2009 come test.
Il quesito era continuare o smettere?
A seconda delle sensazioni ricevute da questa maratona avrei deciso se impegnarmi in altre imprese del genere oppure se dedicarmi a gare più corte.
Il risultato è stato incoraggiante: real time 4:20:14.
Ho corso la maratona di Barcellona il giorno 1 marzo 2009 come test.
Il quesito era continuare o smettere?
A seconda delle sensazioni ricevute da questa maratona avrei deciso se impegnarmi in altre imprese del genere oppure se dedicarmi a gare più corte.
Il risultato è stato incoraggiante: real time 4:20:14.
1 maggio 2008
19 novembre 2007
18 novembre 2007
La mia nona maratona.
Il giorno 29 aprile ho corso la Maratona di Brescia.
Parto da casa all'alba in auto e raggiungo Brescia con largo anticipo tanto che posso tranquillamente avvicinarmi al centro e parcheggiare nei paraggi della partenza che avverrà in Corso Zanardelli.
Ritiro il pettorale, n.258, mi cambio ed ho ancora il tempo di andare a cercare un bar per bere un caffè, tornare e conoscere le top-runner della gara, due Etiopi: "dananesh?" .Restano sorprese del fatto che un bianco sappia il saluto etiope!
Partenza alle 9.15 ed al primo chilometro si capisce già che il caldo ci terrà conpagnia per tutta la gara: "a no! io faccio la mezza, voi che fate la maratona a mezzogiorno sarete ancora là sotto il sole!" dice un menagramo che cerco di non sentire.
Ma ha ragione lui. Fino alla mezza il mio tempo è in linea con ciò che mi ero prefissato, circa due ore, ma da lì in poi comincio a rallentare tanto che finisco in 4 ore e 30 minuti 42 secondi.
Nonostante tutto devo dire che mi sono gustato la parte finale che attraversa il centro della città ed arriva in Piazza della Loggia.
Alla prossima il tentativo di scendere di nuovo sotto le quattro ore.
Il giorno 29 aprile ho corso la Maratona di Brescia.
Parto da casa all'alba in auto e raggiungo Brescia con largo anticipo tanto che posso tranquillamente avvicinarmi al centro e parcheggiare nei paraggi della partenza che avverrà in Corso Zanardelli.
Ritiro il pettorale, n.258, mi cambio ed ho ancora il tempo di andare a cercare un bar per bere un caffè, tornare e conoscere le top-runner della gara, due Etiopi: "dananesh?" .Restano sorprese del fatto che un bianco sappia il saluto etiope!
Partenza alle 9.15 ed al primo chilometro si capisce già che il caldo ci terrà conpagnia per tutta la gara: "a no! io faccio la mezza, voi che fate la maratona a mezzogiorno sarete ancora là sotto il sole!" dice un menagramo che cerco di non sentire.
Ma ha ragione lui. Fino alla mezza il mio tempo è in linea con ciò che mi ero prefissato, circa due ore, ma da lì in poi comincio a rallentare tanto che finisco in 4 ore e 30 minuti 42 secondi.
Nonostante tutto devo dire che mi sono gustato la parte finale che attraversa il centro della città ed arriva in Piazza della Loggia.
Alla prossima il tentativo di scendere di nuovo sotto le quattro ore.
17 novembre 2007
La mia ottava maratona.
Ah! Finalmente una maratona vicino a casa! Questo pensavo prima di correre la maratona di Milano.
Il tempo finale di 4 ore, 21 minuti e 6 secondi rende conto della sofferenza patita non solo dal punto di vista fisico ma anche morale: la peggior maratona che abbia mai corso!
All'arrivo un gagliardetto al posto della solita medaglia.
Da non rifare.
Ah! Finalmente una maratona vicino a casa! Questo pensavo prima di correre la maratona di Milano.
Il tempo finale di 4 ore, 21 minuti e 6 secondi rende conto della sofferenza patita non solo dal punto di vista fisico ma anche morale: la peggior maratona che abbia mai corso!
All'arrivo un gagliardetto al posto della solita medaglia.
Da non rifare.
16 novembre 2007

La mia settima maratona
Praha Marathon, la maratona di Praga si è svolta il 14 maggio 2006.
Anche stavolta il mio obiettivo di scendere di nuovo sotto le quattro ore non si è realizzato.
A dir la verità il giorno prima ho guidato da Varese a Praga un camper affittato per l'occasione

cosa che mi ha fatto arrivare alla partenza non in buone condizioni. Oltretutto li percorso della maratona, che si sviluppa nella parte iniziale all'interno della città, consta nella parte finale di due rettilinei di andata e ritorno lungo le due sponde del fiume Moldava (Vltava), che dal punto di vista psicologico, per me, sono uno scoglio in più.
Tutte queste scuse per dire che sono arrivato al traguardo, situato nella Piazza della Città Vecchia, con un tempo di h.4:12:23 (real time h.4:12:23).
5 settembre 2007
La mia sesta maratona

New York!
La grande mela! Eccola di nuovo, per la terza volta, ma stavolta per correre la maratona più famosa al mondo.
6 novembre 2005, partenza dal ponte di Verrazzano, ma già oltre il ponte sono accaldato e mi rendo conto che non sarà la mia migliore maratona, anzi come tempo sarà la peggiore: h.4:36:23 real time (ufficiale: h.4:38:42).
Arrivato a Manhattan alterno corsa a cammino e stancamente arrivo a Central Park dove ho la gioia di vedere Solomon (che mi fa delle foto) e Laura che mi salutano prima del sospirato arrivo.
Sarò 18.480mo su 36.856 finishres, ma 1247mo su 2612 del gruppo M50-54.
All'arrivo ci si cambia per strada come per quasi tutte le maratone che ho corso (meno Berlino e Torino)
3 settembre 2007
La mia quinta maratona
Pioveva il 17 aprile 2005 a Torino in occasione della Turin Marathon, ed è propabilmente grazie a questo evento atmosferico che sono riuscito di nuovo a scendere sotto le quattro ore, infatti il mio tempo ufficiale è stato h.4:00:04 (quattro decimi di secondo sopra le quattro ore!) ma per fortuna il real time è stato h.3:59:53.
Ben organizzata ma con minore attenzione per chi come me corre nelle retrovie: ai ristori pochi alimenti.C'è invece un ristoro finale da manulale con panini al salame che dopo 42 chilometri si mangiano a due a due!
Benissimo anche le docce nel palazzetto all'arrivo.
Ben organizzata ma con minore attenzione per chi come me corre nelle retrovie: ai ristori pochi alimenti.C'è invece un ristoro finale da manulale con panini al salame che dopo 42 chilometri si mangiano a due a due!
Benissimo anche le docce nel palazzetto all'arrivo.
Iscriviti a:
Post (Atom)
